Una passeggiata nella storia, la Orvieto medievale

PROPOSTE DI VIAGGIO

Una passeggiata nella storia, la Orvieto medievale

La denominazione Urbs Vetus, città vecchia, è presente per la prima volta in uno scritto del VI secolo a.C. ma la struttura urbanistica di Orvieto così come è oggi si delineò tra l’XI e il XII secolo quando il Comune si formava ed era forte la contrapposizione tra i guelfi fedeli al Papa e i ghibellini sostenitori dell’imperatore. A guidare gli opposti schieramenti ad Orvieto erano le famiglie dei Monaldeschi e dei Filippeschi, citatI da Dante nella Divina Commedia al pari dei Montecchi e dei Capuleti di Verona.

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In città si accedeva attraverso porte difensive disposte secondo i punti cardinali. La più antica è Porta Maggiore, presente sul lato occidentale della rupe e ingresso alla Velzna Etrusca. A sud del centro urbano si trova Porta Pertusa, del XII secolo, modificata prima, nel corso del XVI secolo da Clemente VII in fuga dal Sacco di Roma, e poi sostituita nel 1882 dall’attuale Porta Romana. E ancora Porta Vivaria, di cui sono visibili pochi resti, che venne utilizzata nella Seconda Guerra Mondiale perché poco agevole e poco difendibile.

Passando dai margini della rupe al suo interno, una croce individuava il centro cittadino in Piazza Maggiore, l’attuale Piazza della Repubblica, su cui si affacciavano gli edifici del potere civile ed ecclesiastico. Adiacente alla Collegiata dei Santi Andrea e Bartolomeo c’è il Palazzo Comunale risalente al XII secolo e modificato in epoca rinascimentale su progetto dell’architetto Ippolito Scalza che ideò un’elegante serie di archi a sostegno dei balconi del piano nobile. 

Poco distante è il Palazzo dei Signori Sette o della Mercanzia, edificato anch’esso nel XII secolo per ospitare la magistratura dell’epoca costituita da sette consoli rappresentanti le Arti. La struttura fu anche la residenza papale e dimora di Antonio da Sangallo il Giovane nel XVI secolo.

Alla destra del palazzo svetta la Torre del Moro, in passato Torre del Papa, perché di proprietà pontifica fino al 1515. Il nome attuale è un probabile riferimento a Raffaele Di Sante detto “il Moro”. Alta 47 metri è orientata secondo i quattro punti cardinali. Nel 1866, sulla sommità, furono installate, insieme all’orologio, le antiche campane civiche. La più piccola, proveniente dal campanile di Sant’Andrea, e la più grande, con impressi gli stemmi delle Arti attive nel XIV secolo, dal palazzo del Popolo.

La Torre del Moro svetta sulla piazza che ospita il Palazzo del Capitano del Popolo, iniziato nel XII secolo e costruito in stile gotico-romanico, fu completato nei primi anni del Trecento. Presenta una loggia con portici sovrastata dalla magnifica Sala dei Quattrocento. Nei sotterranei è possibile ammirare le poderose fondazioni di un tempo etrusco con la lettera A incisa sui blocchi.

Alle strutture civiche della città si affiancarono, nel XIII secolo, quelle religiose dei conventi degli ordini mendicanti: domenicani, francescani e agostiniani. Le costruzioni erano poste, come nella regola più diffusa, in tre punti differenti della città organizzandone così l’assetto urbanistico.

 

I resti del convento di San Domenico sono oggi inglobati nell’ex Accademia Femminile di Educazione Fisica di epoca fascista oggi sede della Scuola di addestramento dei baschi verdi della Guardia di finanza, localizzato nell’area nord est della Rupe. La chiesa conserva dell’antica struttura la parte absidale e il transetto. All’interno si trovano la cattedra di San Tommaso d’Aquino, il monumento funerario del cardinale Guglielmo de Braye, di Arnolfo di Cambio e la cappella Petrucci dell’architetto Michele Sanmicheli.

Nella zona meridionale della città, fin dai primi anni del Duecento, sono presenti la Chiesa e il Convento di San Francesco. Nella chiesa, consacrata nel 1266 da Clemente IV, si svolsero i funerali di Enrico di Cornovaglia e la canonizzazione del re di Francia Luigi XI. 

Il convento è oggi sede della biblioteca comunale intitolata all’orvietano Luigi Fumi che nel 1921 donò alla città il suo ricco fondo librario.

Infine, a ovest della Rupe, si trova il complesso di Sant’Agostino con la bella chiesa costruita nel 1264 in stile gotico e profondamente restaurata nel XVIII secolo. Oggi è una delle sedi del Museo dell’Opera del Duomo.

Ma Orvieto manifestò tutta la sua grandezza con la costruzione, nel 1290, della Cattedrale di Santa Maria dell’Assunta più nota come il Duomo la cui realizzazione durò più di tre secoli. Testimonia la lunga presenza del cantiere la Torre del Maurizio che, fin dalla metà del Trecento, con il suono della campana scandiva i turni di lavoro delle maestranze. Il meccanismo a orologeria che oggi muove l’automa risale al XVIII secolo.

Complementare alla grandiosa costruzione è il Palazzo dell’Opera del Duomo realizzato per ospitare fin dalla metà del Trecento, gli organi di controllo e il prezioso archivio dei documenti.

Mentre la costruzione del Duomo proseguiva, Orvieto arrivo, nell’agosto del 1313, a un risolutivo regolamento dei conti con la fazione ghibellina ma le lotte non cessarono tanto che, pochi anni dopo, nel 1354, la città fu sottomessa dalle truppe pontificie guidate dal cardinale Egidio Albornoz. Venne realizzata in quel periodo la Fortezza Albornoz, cinta da alte mura, riadattata in varie epoche, fu struttura militare per tutto il XVIII secolo. Nel 1882 ospitò le onoranze funebri di Giuseppe Garibaldi, attualmente è un giardino pubblico all’interno del quale si trova anche la casa natale del giornalista del Corriere della Sera, Luigi Barzini, il primo inviato speciale della storia. In prossimità della rocca, sul fronte est della Rupe, si trovano i ruderi di Porta Postierla detta anche Porta Soliana.

Nel Seicento e nel Settecento Orvieto rimase ai margini dello Stato Pontificio fino a una rinnovata vitalità manifestata in occasione dei moti risorgimentali e la successiva annessione al Regno d’Italia. Proprio sulla spinta di questo spirito nuovo alcuni cittadini costituirono un consorzio per la realizzazione di un teatro che poi donarono al Comune nel 1866: il teatro comunale “Luigi Mancinelli”.